20 anni di aggregazione - Comune di Cevio

Domenica 13 settembre 2026 la popolazione di Cevio ha partecipato numerosa alla giornata celebrativa organizzata in occasione del ventesimo anniversario del nuovo Comune di Cevio, nato nel 2006 dall’aggregazione dei Comuni di Cavergno, Bignasco e Cevio.

La manifestazione, svoltasi presso l’Oasi ricreativa di Cevio, ha rappresentato un momento di incontro, memoria e riconoscenza, permettendo alla popolazione, alle autorità, alle associazioni e a numerosi ospiti di ritrovarsi per celebrare insieme due decenni di storia comunale.

La parte ufficiale ha visto gli interventi di Alfredo Martini, primo Sindaco del Comune aggregato, dell’attuale Sindaca Wanda Dadò, della Presidente del Consiglio comunale e prima cittadina Laura Martini Gamba e del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Nei loro discorsi hanno ricordato il percorso intrapreso dal Comune a partire dal 2006 e i traguardi raggiunti grazie all’impegno condiviso delle istituzioni, delle associazioni e della popolazione.

La giornata è proseguita in un clima conviviale con il pranzo offerto e con numerose attività dedicate ai più piccoli, culminate con uno spettacolo di magia particolarmente apprezzato dai bambini e dalle famiglie.

Il Municipio desidera ringraziare sentitamente tutte le persone che hanno partecipato alla giornata commemorativa, contribuendo con la loro presenza alla riuscita dell’evento. Un riconoscimento particolare va agli Amici del Risotto per la preparazione e il servizio del pranzo, al Gruppo Ricreativo Pompieri di Cevio per la gestione della buvette, al Gruppo Genitori per l’organizzazione delle attività per i bambini, al Coro delle Rocce per l’intrattenimento musicale e a tutte le collaboratrici e i collaboratori che, con impegno e disponibilità, hanno reso possibile questa giornata di festa.

SALUTO DELL’ATTUALE SINDACA WANDA DADÒ

Buongiorno a tutte e a tutti, Signor Consigliere di Stato, onorevole Norman Gobbi, Signor Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, Signor Vice Presidente del Gran Consiglio Giovanni Berardi, Signor Deputato al Gran Consiglio Aron Piezzi, cari Sindaci, che mi avete preceduta in questi vent’anni, Alfredo Martini, Pier Luigi Martini, Moira Medici, care e cari Municipali e consiglieri comunali attuali e che si sono succeduti nelle precedenti legislature, care autorità, cari rappresentanti delle istituzioni, un saluto particolare a tutte le persone e alle realtà che sono state vicine al nostro Comune, e all’intera Vallemaggia, anche nel difficile momento dell’alluvione del 2024. E, naturalmente, un sentito e caro saluto a tutte le cittadine e a tutti i cittadini presenti oggi.

Essere qui, davanti a voi, come Sindaca di Cevio, in occasione dei vent’anni dall’aggregazione dei Comuni di Cevio, Bignasco e Cavergno, è per me un grande onore. Ed è, soprattutto, una grande emozione.

Vent’anni possono sembrare pochi ma nella vita di una comunità sono abbastanza per vedere crescere una generazione, per cambiare un territorio, per trasformare un’idea in una realtà e per capire se una scelta ha saputo mettere radici.

Oggi non siamo qui semplicemente per celebrare una data. Siamo qui per ricordare da dove siamo partiti. Per riconoscere il cammino percorso. Per dire grazie a chi lo ha reso possibile. E per chiederci, con la stessa responsabilità di chi ci ha preceduto, dove vogliamo andare.

Prima di proseguire, desidero quindi dare la parola a una persona che quella storia l’ha vissuta fin dal suo primo giorno. Vent’anni fa ha assunto la responsabilità e l’onore di essere il primo Sindaco del nuovo Comune di Cevio.

Insieme agli allora Sindaci Pier Luigi Martini e Bruno Donati ha attraversato una fase delicata, fatta certamente di speranze, ma anche di interrogativi, timori e responsabilità.

Do quindi con grande piacere la parola ad Alfredo Martini.

DISCORSO ALFREDO MARTINI, PRIMO SINDACO DEL COMUNE AGGREGATO

Dopo molti studi e alcuni scenari non andati in porto venti anni fa terminava la secolare gestione politica e amministrativa dei singoli Comuni di Bignasco Cavergno e Cevio per iniziare il cammino, aggregati insieme, del nuovo Comune di Cevio che oggi siamo qui a festeggiare.

Permettetemi un po’ di storia, tanto per meglio inquadrare l’accaduto.

Dopo la presentazione del progetto cantonale “Il Ticino e i suoi comuni” da parte del compianto Alex Pedrazzini, allora Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Consigliere di Stato (eravamo alla fine degli anni ’90), si era aderito subito all’invito in esso contenuto di unire le forze per affrontare meglio attrezzati le non poche sfide che si prospettavano per le realtà comunali di allora, eccessivamente frammentate e non più al passo con i tempi. Non è stato un discorso preso alla leggera, perché si doveva fare, ma un progetto vissuto con molta consapevolezza e senso di responsabilità per i nostri comuni di Valle e i suoi abitanti. Si trattava di costituire delle Amministrazioni comunali con servizi in grado di soddisfare le crescenti esigenze locali e, politicamente, di meglio tutelare le prerogative dell’autonomia comunale, già allora molto indebolita e la situazione non è nel frattempo migliorata, purtroppo.

Attorno al concetto dei tre livelli del nostro Stato federale, Confederazione Cantone e Comune, quest’ultimo l’ente di prossimità, vicino al cittadino, si sono fatti molti bei discorsi ma si deve prendere atto con rammarico che prevale la volontà di centralizzare e questo anche in barba agli obiettivi delle aggregazioni e alle promesse di allora. Non si tratta di avere rimpianti – il nuovo Comune è ora un’entità irrinunciabile – quanto piuttosto di ricordare che attendiamo ancora delle risposte che le autorità superiori non ci hanno ancora fornito, specialmente in fatto di un’equa ripartizione dei canoni d’acqua, dei tempi biblici della pianificazione territoriale e di un trasferimento in Valle di posti di lavoro cantonali, questo anche per arginare il problema dello spopolamento che ci tocca da vicino (dall’aggregazione ad oggi Cevio, nonostante un buon fermento edilizio, ha perso oltre 150 abitanti; un dato che può solo preoccupare).

Il primo progetto d’aggregazione considerava l’intera Alta Vallemaggia e il relativo gruppo di lavoro (con la sigla GLACAV – Gruppo di lavoro aggregazione comuni alta Vallemaggia) era presieduto dal prof. Giovanni DO. Dopo appena un anno di lavoro, la Lavizzara ha tuttavia chiesto e ottenuto di staccarsi per condurre in porto il progetto del Comune di Lavizzara. E la Rovana è rimasta tagliata fuori. Per quanto sicuramente una scelta legittima, si può affermare che tutto il comprensorio dell’alta Vallemaggia avrebbe guadagnato della via unitaria, in qualità gestionale e in forza politica. L’alta Valle gravita su Cevio come suo polo naturale e sarebbe nel comune interesse rafforzare questo polo. A parer mio desta qualche perplessità il discorso in atto del comune unico di Vallemaggia … ma mi fermo qui! Quindi, il cammino per arrivare all’aggregazione fu abbastanza lungo e impegnativo, a volte anche tormentato in quanto non sempre c’era convergenza sull’impostazione dei vari temi ma alla fine con grande pazienza e abnegazione di tutti si arrivò in porto.

Anche se oggi è giorno di festa, non si può dimenticare che la nostra aggregazione è stata condizionata e appesantita da un movimento di contrasto, ancora in atto, che ha bruciato energie e forze giovani che meritavano altro, nell’interesse di tutti. Qualcuno la chiama democrazia ma sappiamo come è bistrattato questo nobile concetto di questi tempi, in nome di interessi personali.

Nasceva così il Comune di Cevio, con una superficie di 151 Km2 e circa 1’300 abitanti. Un territorio immenso da gestire, che parte dalle cave di Riveo e va fino alla cima del Basodino e al confine con la Valle Bedretto. Al termine delle elezioni prorogate del 22 ottobre 2006 risultai eletto Sindaco. Con grande onore ma anche consapevole di aver assunto un pesante incarico e con i colleghi municipali iniziammo il lavoro.

Ricordo con sincero affetto gli altri membri del Municipio che con me risultarono eletti: Bruno DONATI ex Sindaco del Comune di Bignasco, Pierluigi MARTINI ex Sindaco del Comune di Cevio e mio successore dal 2008 al 2021, Ezio CAMESI fu designato Vice-Sindaco, Angelo AIROLDI, Renato LAMPERT e Diego TOGNI.

Quale segretario comunale era stato nominato Fausto ROTANZI (già segretario di Cavergno) il quale con grande sensibilità, pazienza e spirito di servizio aveva fatto, senza alcun compenso extra, un grande lavoro scrivendo, dopo un laborioso e attento lavoro svolto dall’apposita commissione (CA*CE*BI*CA), composta dai tre Municipi, il “Progetto per l’aggregazione dei comuni di Cevio Bignasco e Cavergno”. Caso raro, un progetto interamente fatto in casa, coinvolgendo tutte le realtà locali. Questo aveva consentito di beneficiare di un contributo di risanamento maggiorato di un milione di franchi, per un totale complessivo di CHF. 14.8 milioni. Per finire il progetto è poi stato presentato dai tre Municipi all’allora Direttore del Dipartimento delle istituzioni On. Luigi Pedrazzini durante una cerimonia ufficiale tenutasi a Foroglio, e anche lì si era scritta un pezzetto di storia dei nostri paesi.

All’inizio le prime sedute di Municipio erano sicuramente anche un po’ esplorative, da un lato bisognava conoscersi, capire come ci si poteva relazionare con i colleghi ma poi bisognava anche prendere molte decisioni! Come in tutti i cambiamenti bisognava affrontare anche delle resistenze che nascevano qua e là a dipendenza degli argomenti in discussione, insomma mi ricordo di un periodo impegnativo e molto intenso. Di cosa si discuteva in Municipio venti anni fa ve lo risparmio altrimenti siamo ancora qui domani mattina. Una cosa però era certa, bisognava seguire per quanto possibile le linee tracciate dal Progetto per l’aggregazione che era stato approvato anche dal Consiglio di Stato. Dentro questo progetto, che ogni tanto andrebbe riletto, c’erano e ci sono ancora elencati i nostri desideri o se meglio volete le nostre necessità o i nostri sogni più importanti. Nel frattempo alcuni di questi progetti sono stati portati a termine, altri sarebbe importante poterli realizzare e altri ancora sono naufragati per la gioia non so bene di chi.

Personalmente ho sempre nutrito il desiderio di coesione e anche nel Municipio di allora, pur considerando le varie e sfumate diversità dovute al vissuto di ognuno nel proprio paese, si auspicava che in poco tempo saremmo stati una comunità forte e unita. Come detto, riscontro però che su questo aspetto c’è ancora da lavorare. Mi auguro che in futuro ci si possa ritrovare sempre di più uniti. Una società coesa non vuol dire pensare tutti allo stesso modo, ci mancherebbe altro, vuol dire essere uniti almeno nei temi più importanti da portare avanti, vuol dire avere un approccio oggettivo e costruttivo ai problemi per trovare le migliori soluzioni possibili, che non necessariamente devono fare l’unanimità.

Ecco, questa è una breve carrellata dell’inizio della nostra aggregazione.

Il futuro sarà per noi importantissimo, qui penso alle riversioni idroelettriche dove il nostro Comune potrebbe ottenere notevoli benefici considerate le grandi infrastrutture che abbiamo sul nostro territorio. Avremo pertanto sempre bisogno di donne e uomini che si impegnino per la politica e lo sviluppo del Comune di Cevio. Superato, ma non ancora del tutto, il triste periodo post-alluvione 2024, che ha richiesto un impegno straordinario al Municipio e all’Amministrazione comunale, ai quali rivolgo il mio più sentito ringraziamento – che è il ringraziamento di tutta la Popolazione a chi si è dato tanto da fare – non posso non ricordare con riconoscenza chi ha nel frattempo lasciato l’amministrazione e l’ufficio tecnico, augurando a chi è loro subentrato di seguirne l’esempio per il bene della nostra comunità che vuole guardare al domani con fiducia e buona volontà, a viso aperto!

Auguro a tutti voi di trascorrere una bella giornata e auguro al Comune di Cevio e alle Autorità comunali un futuro con molte soddisfazioni.

DISCORSO DI WANDA DADÒ, SINDACA DI CEVIO IN CARICA

Grazie, Alfredo. Ascoltando le tue parole, comprendiamo ancora meglio quanto impegno sia stato necessario, vent’anni fa, per intraprendere questo cammino. Ma soprattutto quanto lavoro sia stato necessario dopo.

Sono trascorsi vent’anni. Guardandoci oggi, credo che possiamo dire con orgoglio: abbiamo costruito un Comune. Una comunità. Aver capito che essere uniti non significa diventare uguali. Significa essere capaci di portare con noi le nostre differenze, le nostre storie, le nostre radici, e farne una forza comune. Per questo desidero rivolgere un pensiero riconoscente ad Alfredo Martini, che ha avuto il compito storico di accompagnare i primi passi del nuovo Comune; a Pier Luigi Martini, che per ben tredici anni ne ha proseguito il cammino; e a Moira Medici, che mi ha preceduta in questa funzione. E insieme a loro desidero ricordare tutti i Municipali e tutti i Consiglieri comunali che, nelle diverse legislature, hanno dedicato tempo, energie e senso di responsabilità al servizio della nostra comunità. Un grazie sincero va anche ai segretari comunali, all’amministrazione e a tutti i nostri collaboratori. La politica decide, indica una direzione, assume delle responsabilità. Ma sono le persone che lavorano ogni giorno per il Comune a dare continuità alle istituzioni e a trasformare le decisioni in servizi, risposte e presenza concreta per la popolazione.

Costruire significa pensare a chi verrà dopo. Significa avere cura di qualcosa che non ci appartiene. Perché un Comune non appartiene a chi lo amministra. Ci viene affidato per un tratto di strada. E in questi vent’anni molte persone hanno percorso quel tratto.

Il nostro Comune ha investito importanti risorse nel territorio: nelle opere di arginatura, nella pianificazione e nell’urbanizzazione, negli acquedotti, nelle canalizzazioni e nelle infrastrutture indispensabili alla vita quotidiana. E poi ci sono opere che sono entrate a far parte della vita dei nostri quartieri. Penso al rinnovo del Palazzo comunale, alla sistemazione delle piazze, al pump track e all’oasi ricreativa. Al risanamento della palestra comunale, agli spazi messi a disposizione per l’extrascolastico, la ludoteca, la biblioteca, il 3+, il cantuccio, il coworking. Gli interventi alla scuola dell’infanzia di Bignasco, i parchi giochi, alla nuova palestra all’aperto e alle diverse opere che hanno migliorato gli spazi e i servizi a disposizione della popolazione. Questo elenco potrebbe essere molto più lungo, ma ciò che conta oggi non è fare l’inventario delle opere realizzate, bensì capire ciò che rappresentano. Perché dietro una piazza non ci sono soltanto pietre. Ci sono persone che si incontrano. Dietro un parco giochi non c’è soltanto un investimento. Ci sono bambini che crescono. C’è il futuro.

È questo, in fondo, il compito di un Comune: creare le condizioni perché una comunità possa vivere. E credo che sia questo ciò che, passo dopo passo, abbiamo cercato di fare in questi vent’anni.

Nella vita pubblica i progetti attraversano spesso più legislature. Qualcuno ha un’intuizione. Qualcuno la trasforma in un progetto. Qualcun altro incontra ostacoli, cerca soluzioni, modifica il percorso. E magari sarà ancora un’altra persona a vedere l’opera conclusa. Non importa a chi andrà il merito. Importa che il testimone non cada mai. È con questo spirito che stiamo portando avanti il progetto del nuovo Lido Alpino Vallemaggia. La sua storia non comincia con noi. Nel 2011 l’allora Municipio decise di affrontare il tema della riqualifica dell’area di Bignasco, immaginando una nuova struttura dedicata al tempo libero e allo sport. Da allora ci sono stati studi, approfondimenti, un concorso internazionale. Il progetto è cresciuto e si è trasformato. Oggi è arrivato nelle nostre mani. Il Lido Alpino non appartiene a una legislatura. Appartiene alla comunità. E può diventare qualcosa di importante non soltanto per Cevio, ma per tutta la Vallemaggia. Continuare un progetto iniziato da altri non significa semplicemente portare a termine un’opera. Significa rispettare il lavoro di chi ci ha preceduto e assumersi una responsabilità nei confronti di chi verrà dopo.

Una Valle che sceglie di credere in sé stessa. Una Valle vive quando molte energie decidono di credere nello stesso territorio. Per questo dobbiamo essere capaci di riconoscere, accompagnare e sostenere anche ciò che altre realtà stanno facendo. Penso alle nostre parrocchie, ai nostri Patriziati alla Fondazione Valle Bavona che custodiscono un patrimonio prezioso. Al progetto del nuovo albergo a Robiei. All’ampliamento della casa anziani Le Betulle. Alle nuove scuole medie e alla nostra scuola elementare. Una necessità fortemente ostacolata negli anni, e che è stata nel cuore di tutti quelli che si sono succeduti e che speriamo possa finalmente diventare una realtà. La palestra di arrampicata a Cavergno e chi decide di costruire nuove abitazioni e portare nuove famiglie. Tutti investimenti fondamentali perché parlare di futuro significa, prima di tutto, parlare dei nostri bambini e dei nostri giovani.

Una Valle viva non è semplicemente abitata. È una Valle nella quale è ancora possibile scegliere. Scegliere di restare, di tornare, di lavorare, di investire. Scegliere di crescere dei figli. Scegliere di immaginare qui il proprio domani.

E noi, come istituzioni, dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché questa scelta rimanga possibile. Dobbiamo accompagnare lo sviluppo. Perché il futuro di un territorio non nasce quasi mai da un unico grande progetto. Nasce da tante persone che decidono che vale ancora la pena crederci.

E’ doveroso anche in questo momento di festa tornare al giugno 2024. Mentre vi parlo sto toccando il leggìo dell’oratorio di Fontana, in Valle Bavona, dove quella notte una enorme frana causò cinque delle otto vittime di quel tragico evento. Grazie a chi ha pensato di portalo qui oggi. L’alluvione ci ha ricordato, nel modo più doloroso, quanto il nostro territorio possa essere fragile. Ha colpito luoghi che amiamo, infrastrutture, attività e famiglie lasciando ferite che non si cancellano semplicemente con il passare dei mesi. Sono giorni che appartengono ormai alla nostra storia. Ma dentro quei giorni così difficili abbiamo visto qualcosa che non dimenticheremo mai. Abbiamo visto il cuore della Vallemaggia. Abbiamo visto persone esserci per altre persone. Comuni, Cantone e Confederazione, esercito, protezione civile, pompieri, associazioni, aziende e volontari lavorare fianco a fianco. Abbiamo visto cittadini rimboccarsi le maniche. Abbiamo ricevuto solidarietà, competenze, tempo e vicinanza. E ci siamo sentiti meno soli. A tutti loro, oggi, desidero dire ancora una volta: grazie.

Come Municipio ci siamo trovati, in questa legislatura, davanti a responsabilità che nessuno avrebbe desiderato affrontare. Stiamo lavorando, con i dipendenti, con i membri della Direzione di progetto per la ricucitura di Fontana Bosco e Mondata, con la Fondazione Valle Bavona con i vari funzionari cantonali per ripristinare un territorio ferito. Abbiamo e stiamo implementando piani di emergenza. E contemporaneamente continuiamo a portare avanti il lavoro quotidiano e i progetti già iniziati. Perché amministrare significa anche esserci quando tutto procede normalmente, ma soprattutto esserci quando nulla è più normale. E dall’alluvione credo che abbiamo ricevuto anche un insegnamento. Nel momento del bisogno non ci siamo chiesti dove finisse un Comune e dove ne iniziasse un altro. Eravamo una Valle. Una comunità.

E allora la domanda che dobbiamo farci è questa: perché quella capacità di essere uniti dovrebbe appartenerci soltanto nelle emergenze? Perché dovremmo scoprire la nostra forza comune soltanto quando siamo costretti a farlo? La solidarietà del 2024 non deve rimanere soltanto il ricordo commovente di giorni difficili. Deve diventare un modo di pensare il futuro.

Ed eccoci allora, vent’anni dopo l’aggregazione di Cevio, Bignasco e Cavergno, davanti a una domanda. Una domanda che forse è il modo più autentico per celebrare questo anniversario: qual è il prossimo passo? I Comuni della Vallemaggia già collaborano in molti ambiti. Ma le sfide che abbiamo davanti hanno sempre meno confini comunali. E, sopra ogni cosa, deve prevalere il futuro delle nostre comunità.

E la domanda che vorrei lasciare oggi a tutti noi è molto semplice: che cosa possiamo fare insieme che, separatamente, non riusciremmo a fare? Se sapremo affrontare questa riflessione senza pregiudizi, senza paura e senza perdere ciò che siamo, avremo già compiuto un passo importante.

Permettetemi, infine, una parola personale. Essere oggi la Sindaca di Cevio e trovarmi davanti a voi in un anniversario così importante mi emoziona profondamente. Non tanto per la funzione che ricopro, che è temporanea, ma per ciò che rappresenta. Prima di me altre persone hanno avuto la responsabilità di questo Comune. Dopo di me ne arriveranno altre. Noi siamo soltanto custodi per un tratto di cammino. Riceviamo qualcosa. Cerchiamo di averne cura. E poi lo consegniamo. Questa consapevolezza rende ancora più grande la responsabilità, ma anche più bello il privilegio di servire una comunità. Sono fiera del cammino compiuto in questi vent’anni. Fiera di un Comune che ha saputo crescere senza dimenticare le proprie radici. Fiera di una comunità che, nel momento più duro, ha saputo stringersi, rialzarsi e continuare a guardare avanti. E sono profondamente grata di poter scrivere, insieme ai miei colleghi di municipio, insieme a tante altre persone, una piccola parte di questa storia.

Prima di terminare, permettetemi allora un ultimo grazie.

Grazie a tutti voi che avete scelto di essere qui oggi. La vostra presenza dà significato a questa ricorrenza. Grazie agli ospiti e alle autorità che hanno voluto condividere con noi questo anniversario. Grazie a tutte le persone che hanno lavorato per organizzare questa giornata, a chi l’ha preparata, a chi vi ha dedicato tempo ed energie e a chi continuerà a lavorare anche quando noi avremo terminato di festeggiare. Grazie a chi ha costruito i primi vent’anni del nuovo Comune di Cevio. Grazie a chi lo costruisce oggi. E grazie, già da ora, a chi ne costruirà i prossimi. Perché nessuno di noi conosce esattamente la Vallemaggia che ci sarà fra altri vent’anni. Ma possiamo decidere, oggi, con quali valori arrivarci. Con rispetto per ciò che siamo stati. Con fierezza per ciò che siamo. Con il coraggio di cambiare ciò che dovrà cambiare. Con la determinazione di difendere ciò che merita di essere difeso. E soprattutto con la capacità di prenderci cura gli uni degli altri e di questa Valle che abbiamo la fortuna, il privilegio e la responsabilità di chiamare casa.

Facciamolo insieme. Per Cevio. Per la Vallemaggia. E soprattutto per chi verrà dopo di noi. Grazie di cuore.

DISCORSO DI LAURA MARTINI GAMBA, PRIMA CITTADINA DI CEVIO E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Buongiorno a tutte e a tutti, è per me un grande piacere essere qui quest’oggi, per celebrare insieme i 20 anni dall’aggregazione del Comune di Cevio.

Vent’anni sono un traguardo importante. Sono vent’anni di storia condivisa, di cambiamenti, di persone che hanno lavorato per il nostro Comune e di una comunità che, con le sue difficoltà e le sue soddisfazioni, ha continuato a crescere.

Oggi, però, vorrei spendere qualche parola non solo nel mio ruolo di prima cittadina, ma soprattutto nel mio ruolo di mamma. Vent’anni fa io non c’ero. O meglio, non ero ancora qui. Vivevo in quella che allora consideravo la “città”. E oggi, guardando le mie figlie crescere qui, posso dire con convinzione che la scelta di venire in Valle e di far crescere la nostra famiglia qui è stata una delle scelte migliori che potessimo fare.

Perché crescere dei bambini in una realtà come la nostra significa poter offrire loro qualcosa che oggi è sempre più prezioso: il tempo, lo spazio, la libertà e il senso di comunità. Il Comune di Cevio offre alle famiglie molte possibilità: dal Tè delle mamme al Cantuccio, dalla ludoteca alla biblioteca, fino alle tante attività organizzate durante l’anno. Ma tutto questo non sarebbe possibile senza le persone che dedicano gratuitamente il loro tempo alla nostra comunità. Penso alle mamme volontarie, che ogni settimana si mettono a disposizione dei nostri bambini, creando occasioni di incontro, gioco e crescita. Penso all’Assemblea dei genitori dell’Istituto scolastico, presente con le merende a scuola, le attività e le iniziative a favore dei nostri figli. E penso al doposcuola, un servizio importante per tante famiglie che lavorano e che hanno bisogno di un aiuto concreto. Sono realtà diverse, ma ci ricordano una cosa importante: crescere un bambino non è mai un compito che riguarda solamente una famiglia.

È una responsabilità che una comunità può scegliere di condividere. E credo che proprio qui stia una delle nostre grandi ricchezze. Far crescere dei bambini in una valle significa anche dare loro la possibilità di sentirsi liberi, come lo siamo stati noi della mia generazione. Nelle giornate di bel tempo, dopo la scuola, i parchi giochi si riempiono di bambini: dai più piccoli dell’asilo fino ai ragazzi delle scuole medie. Giocano insieme, si conoscono, litigano, fanno pace e imparano a stare insieme. E quando passeggiamo per le strade di Cavergno, di Bignasco o di Cevio e sentiamo le voci dei bambini che ridono e giocano, credo che quello sia il suono più bello che si possa regalare a un paese.

Abbiamo inoltre la fortuna di avere sul nostro territorio la scuola dell’infanzia, le scuole elementari e le scuole medie. Siamo in Alta Vallemaggia e abbiamo ancora molti servizi fondamentali per una famiglia. Se guardiamo alla realtà di altre valli, ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati. Ma proprio perché siamo fortunati, abbiamo anche una responsabilità. Non possiamo limitarci a conservare quello che abbiamo. Dobbiamo avere il coraggio di immaginare ciò che verrà. Dobbiamo continuare a investire nei nostri bambini e nei nostri ragazzi, non solo nelle infrastrutture, ma anche nelle relazioni, nello sport, nella cultura e nelle occasioni di incontro. Non possiamo permetterci di perdere luoghi come il Lido Alpino, la palestra all’aperto, i parchi giochi, la scuola e tutti quegli spazi che permettono ai nostri figli di incontrarsi e di vivere il territorio.

Perché i tempi cambiano. Cambiano le famiglie, cambiano le esigenze e cambiano anche le aspettative dei nostri giovani. E sarebbe un peccato enorme se, proprio mentre sempre più persone cercano nella valle una qualità di vita diversa, noi perdessimo ciò che la rende possibile. Perché investire nei nostri figli significa investire nel futuro del nostro Comune. E forse è proprio questo il significato più bello di celebrare oggi questi vent’anni: non guardare solamente a quello che è stato fatto, ma chiederci che cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.

Fra vent’anni mi piacerebbe che, passeggiando per le nostre strade, si possano ancora sentire le voci dei bambini che giocano. Mi piacerebbe trovare una scuola viva, famiglie che si aiutano, volontari che dedicano il loro tempo e giovani che scelgono di restare o che, dopo essere partiti, decidono di tornare. Perché un paese non è fatto solamente di case, strade e servizi. È fatto dalle persone che lo abitano. Dai bambini che crescono, dagli anziani che custodiscono la memoria, dalle famiglie, dai volontari, dalle associazioni, dalle scuole e da tutti coloro che, ogni giorno, contribuiscono a tenerlo vivo.

I vent’anni dell’aggregazione sono quindi anche un’occasione per dire grazie. Grazie a chi ha amministrato prima di noi. Grazie a chi ogni giorno lavora per il nostro Comune. Grazie alle associazioni, ai volontari, agli insegnanti e a tutte le persone che dedicano tempo ed energie alla comunità. E grazie soprattutto alle famiglie che scelgono di vivere qui e che, con la loro presenza, danno un futuro al nostro territorio.

Da prima cittadina, da mamma, ma ancora di più da Laura, credo che non ci sia investimento più importante di questo: creare le condizioni affinché i nostri bambini possano crescere felici, liberi, curiosi e con la consapevolezza di appartenere a una comunità. Una comunità che vent’anni fa ha scelto di unirsi. E che oggi ha il compito di continuare a guardare avanti. Insieme.

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